venerdì 29 febbraio 2008

da ALADINO, cous cous e dintorni

In questi giorni le belle ceramiche di Giorgia mi hanno richiamato altri decori, ad es.questa Tajine decorata. Sono stata convinta ad acquistarla non tanto dal lato estetico quanto dalla praticità, mi dà fiducia per l'igiene del materiale. Anche il fondo esterno ha quattro decori

E' u na Tajine molto grande, capiente e per tutta la famiglia riunita serve proprio per un cous cous abbondante

Ignoro la simbologia, essendo questo un prodotto industriale, come magari le nostre tognana o altro; quindi suggestioni di moderni stilisti del settore terraglie
e altri piatti, con lo stesso disegno ma con un colore variato nei bordi

Così vi mostro un ambiente gradevole, un ristorante non lontano da me, dal nome suggestivo, ma anche con una buona cucina

Il profumato the alla menta, caldissimo è versato in genere dalla Signora, ma stavolta era un bel giovanotto

il cous cous con le verdure

accompagnato dalle salse e dalla harissa, piccantisima

le salsiccette erano deliziose




...e il venerdì sera musiche e danza, un'attrattiva senz'altro!




mercoledì 27 febbraio 2008

Zuccherini nuziali (ricetta)

Alla fiera del Bensone a Nonantola, le donnine confezionano in piazza gli zuccherini
zuccherini delle nonne della casa protetta (ricovero)

Miei zuccherini comuni, per i nipotini



Zuccherini nuziali del bolognese


Ricetta famigliare, che si eseguiva per preparare le bomboniere per gli sposi. Sono stati sostituiti dai confetti di mandorla ricoperti di glassa di zucchero.
Per circa due Kg di zuccherini:
800 g farina
200 g fecola di patate
5 uova
350 g burro liquefatto, freddo
450 g zucchero semolato
1 bustina di lievito per dolci
scorza di 1 limone.
Metodo dell'impasto della "Brazadèla dura" del Bolognese:
Farina a fontana sul tagliere, setacciata con il lievito, uova, burro e zucchero scorza di limone grattugiata al centro, con la forchetta battere i liquidi, poi incorporare la farina, continuare con le mani, per ottenere un impasto abbastanza sodo.
Si staccano dei pezzetti di pasta, si fanno dei bastoncini grossi come il dito mignolo, e avvolgendoli in punta del dito indice sinistro formare dei cerchietti.
Vanno sistemati sulle placche del forno imburrate e infarinate (oggi si usa più comodamente la carta da forno per foderare le lastre!) e infornare a fuoco medio, per quel tanto da avere gli zuccherini appena dorati.
Vanno fatti raffreddare completamente.
Si conservano per giorni, in bei barattoli di vetro chiusi.
Nell'uso antico non si mettevano aromi, per ovviare a eventuali odori sgradevoli all'apertura dei sacchettini-bomboniera.

...dal grano al pane...

La spiga e la falce manuale per la mietitura del grano


tre tipi di farine italiane: grano duro, grano tenero, grano saraceno (che non è un cereale)


un forno a legna nella struttura di servizio della fattoria


Le grosse rosette di pane venivano conservate per la settimana nella cestona appesa al soffitto, nella camera dei nonni o dei genitori, nella famiglia patriarcale, lontano dalle mani degli ingordi!


Un setaccio per le farine, di varia finezza.


Il "mulino casalingo" per macinare piccoli quantitativi di grano: si ottenevano farine a tre finezze.
Granatello e paletta per maneggiare le farine


Madia classica del Bolognese: un grande incavo nella parte superiore consentiva l'impasto del pane settimanale; il tagliere di legno interposto sotto al coperchio serviva per impastare tutto, anche la "spòja" la sfoglia di farina e uovo per la pasta asciutta o da brodo


l'interno della madia. Lì dentro veniva anche conservato il lievito o pasta di riporto che serviva per la lievitazione dell'impasto seguente.


Un tipo di gramola, sotto al rullo si faceva passare l'impasto.


La "grama", la gramola per la manipolazione potente della massa di pasta da pane.


il pane contadino fino agli anni Cinquanta, zona Bassa Bolognese. Pezzatura abbastanza pesante, di pasta dura, non condito.
Ecco un piccolo percorso nella civiltà contadina. I reperti sono in parte ancora nelle nostre case, hanno però perso la loro antica funzione.

Testo e foto di ivanasetti


Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported License.






PANE bianco di nonna ivana (ROSETTA)

Gli ingredienti secchi da rimescolare, prima di inserire i liquidi

qui continuo con il gancio, per impastare a fondo

Impasto nella impastatrice...che a questo punto è scoppiata...purtroppo, causa la pasta dura occorrente per questo pane. Il prossimo pane dovrò farlo interamente a mano!

a lievitare, trattengo 150 g di impasto

ha quasi triplicato in 90 minuti circa. Nel metodo antico la forma della rosetta veniva fatta prima della lievitazione, ma sempre dopo una gramolatura approfondita che aiutava la pasta a lievitare

si fanno i pezzi con la pasta lievitata

ogni pezzo di pasta viene arrotolato a fuso, schiacciato col mattarello quindi si avvolge dal lato stretto, a formare volute a spirale

Da infornare, già oliato, anche la carta viene inumidita

La mia rosetta della memoria, ralizzata con metodo diverso da quello tradizionale...non ho usato il lievito naturale, ma quello liofilizzato di birra.
RICETTA accomodata ai gusti di oggi:
800 g farina 0
200 g farina tipo 1 di farro
2 bustine di lievito secco MF
3 cucchiai di olio evo
1 cucchiaio di zucchero
500 ml acqua tiepida, circa.
Procedimento come sopra.
Cottura:
forno ventilato, preriscaldato a 200°, infornare per 10 minuti, quindi abbassare a 150°-155° per altri 25 minuti.


lunedì 25 febbraio 2008

PANE di nonna ivana (La ROSETTA di Crevalcore)

Ho scelto tre farine che uso spesso ultimamente, la farina di grano tenero, di farro e di grano saraceno. Lievito secco.
Impasto con l'impastatrice, incido a croce e lascio lievitare al calore del termo, coperto
Ha raggiunto il raddoppio del suo volume. Lo reimpasto e separo i pezzi
Quando ha raddoppiato separo sei pezzi e un settimo per il riporto e confeziono la rosetta della mia infanzia
Le rosette vanno incise per la lunghezza
Vanno spennellate con olio e acqua, in una teglia con carta da forno

Sei rosette morbide e dal sapore deciso.
La ricetta di oggi:
500 g farina 0
150 g farina di grano saraceno
150 g farina di farro tipo 1 macinato a pietra
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio di sale
2 cucchiaini di zucchero
1 1/2 bustina lievito secco MF
circa 400 ml di acqua tiepida
2 cucchiai di olio e 2 di acqua tiepida per spennellare le rosette
Nella ciotola grande dell'impastatrice inserire le tre farine, il lievito, sale zucchero mescolare a velocità bassa per amalgamare gli ingredienti secchi, poi versare adagio l'acqua e l'olio. Aumentare la velocità e ricavare un impasto sodo, non troppo morbido.
Togliere dalla ciotola, manipolarlo con le mani, formare una palla, incidere a croce
e rimettere nella ciotola infarinata. Porre la ciotola ricoperta da un telo ben ripiegato accanto al termo. Lasciare lievitare fino al raddoppio del volume, rompere la lievitatura, fare un cilindro e staccare 6 pezzi da 200 g l'uno e il resto di 100 g tenerlo come lievito di riporto.
Ora ogni pezzo viene lavorato come nell'immagine. formare un bastone affusolato da un lato, schiacciarlo con il mattarello, e con le dita, iniziando dalla punta più stretta, arrotolare verso di sé, in modo che si formino le volute ai due lati, la pressione deve essere regolare.
Preriscaldare il forno ventilato a 190°.
Le rosette vanno messe su carta da forno in una teglia che le contenga ben distanziate. Mettere l'olio e l'acqua in una tazzina e spennellare la superficie delle rosette, infornare quando la temperatura è stata raggiunta.
Per 15 minuti a 190° poi diminuire a 150-155° per altri venti minuti circa
Per questa forma di pane, la rosetta di Crevalcore, nell'uso delle nostre campagne oltre mezzo secolo fa, sarebbe richiesto un impasto duro di sola farina di grano tenero, e lievito naturale, che veniva di volta in volta trattenuto dall'impasto precedente.
Il risultato con la procedura moderna è molto diverso da quello tradizionale.
Il pane che ho realizzato oggi ha un sapore deciso, una crosta non dura e sottile, una mollica morbida, asciutta e fina!





domenica 24 febbraio 2008

da Carlo's

Il Sig. Mario, Egiziano-Bolognese, ci offre orgoglioso i piatti di mare!

Una sottile spianata agli aromi, delicata, ci basta per aprire il pranzo!

Risotto per gli amici


Come primo ho gustato un piatto di linguine ai frutti di mare

I signori uomini hanno ordinato la grigliata mista

questa coda di rospo l'ho ordinata per me
Un pranzo dal sapore di mare
Oggi, domenica di febbraio, dopo un mattino avvolto nella nebbia, abbiamo avuto un sole abbastanza tiepido. Pochi chilometri e siamo arrivati da Carlo's. Non sapevamo che avevano cambiato gestione...un signore compito, simpatico, il titolare, ci ha accolto sorridente..e noi siamo stati soddisfatti sia per il cibo, che per la simpatia!!!
Ho fotografato con piacere i piatti molto abbondanti e pure il Signor Mario, un Egiziano ora italiano a tutti gli effetti, e il pranzo è piacevolmente trascorso in allegria!


La Pieve di Sala Bolognese

E' in stile Romanico Lombardo ed è stata costruita nel 1096 su una chiesa del quarto secolo, a sua volta edificata sui resti di un tempio romano.La facciata è semplice, vi risalta la elegante bifora centrale; la porta è sormontata da un architrave in selenite e la lunetta incastonata nell'arco a tutto sesto, è un disegno geometrico formato da esagonette rosse e gialle in laterizio.Le lapidi a fianco testimoniano due date importanti, la antica che indica il 1096, come data di costruzione, l'altra del 1920, anno del restauro.

Entriamo e la struttura basilicale, non molto grande, a tre navate, con due fila di colonne polistili, con l'ambone sulla sinistra che affianca la scalinata centrale del presbiterioe, ha un aspetto sobrio e armonioso; la luce soffusa del pomeriggio suscita una sensazione di pace, serenità ed accoglienza.Colori predominanti sono il rosso pietra e il grigio, che si alternano sia nella chiesa superiore che nella cripta.Nel presbiterio c'è un altare ricavato da una lastra di ara pagana, su cui era scolpita la testa della divinità pagana Giove Ammone; questo segno è stato sostituito dal simbolo della croce scolpita.


L'Ambone sulla sinistra è in tufo e ha decori bizantineggianti


Vasca Battesimale in marmo rosso di Verona

altare centrale della cripta

La cripta sotto il presbiterio ha esatte le caratteristiche antiche, con volte e archetti e colonnette disposte come in origine, e comprende tre altari.

Il campanile è moderno del 1926, ma non stona con tutto il complesso
Pieve di S. Maria Annunziata e San Biagio

Quelli che ne hanno desiderio e che hanno possibilità di recarvisi, la possono considerare come meta non irraggiungibile, piacevole e istruttiva; considerando anche che siamo in mezzo al verde, in un clima di relax e anche...di meditazione!
Per le notizie storico-architettoniche mi sono servita delle note della Proloco del paese, reperibili in Internet, ma anche il parroco, alcuni anni fa, ci aveva dato molte informazioni sulla sua Pieve, con molto entusiasmo e competenza.