martedì 12 febbraio 2008

Zuccherini e...


Che si intende con questo nome?

Senz'altro non vorrà dire la stessa cosa per molti di noi, quindi vi dico che cosa era, qui nella Bassa Bolognese, tanto tempo fa.
Ecco la cucina grande, un focolare anche enorme, e tante donne indaffarate intorno al tavolo rettangolare di tre metri e passa al centro della stanza e noi bambini che ci intrufolavamo ogni tanto fra l'una e altra, con rischio di ricevere scappellotti, a rubare un tocchetto di pasta dolce.
Da un lato una zia che impastava su un grande tagliere un enorme mucchio di farina, tante uova e bianche colline di zucchero, un'altra zia che faceva dei cilindretti grossi come un ditino e tante altre mani che veloci manipolavano quei cilindretti avvolgendoli attorno a un dito, e premendo formavano un piccolo anello.

La nonna faceva la spola dalla cucina al cortile a controllare il fuoco di fascine nella nera bocca del forno in muratura, da cui si espandevano allegre scintille. Poi il fuoco si affievoliva, con un granatello si raccoglieva la cenere bollente da un lato e si procedeva a inserire le lastre di ferro con tanti zuccherini tutti in fila.

Il profumo dolce leggermente vanigliato e qualche volta anche con un'idea di anice accarezzava tutta l'aria attorno.

Per tutta la giornata si facevano zuccherini, riempiendo e poi svuotando i lastroni neri, riponendoli in cesti di vimini ricoperti di bianchi teli di canapa.......poi nascosti in angoli per noi piccoli impervi da raggiungere. Nel giorno seguente si passava alla confezione delle "bomboniere": quadrati di tulle bianco e nastrini di seta che dovevamo mettere in ordine sul tavolo e a noi bimbi era persino permesso fare i mucchietti di 5 zuccherini da raccogliere nel velo, mentre le ragazze grandi annodavano i nastrini e aggiustavano la balza del sacchetto, in modo che fosse bella tesa e aggraziata.

Per me e mia sorella era una festa...arrivavamo dalla nonna la sera prima, dormivamo nel vasto camerone con i letti dei cugini attorno alle pareti, sistemati in modo che fossero direttamente vicini alla porta della camera da letto dei rispettivi genitori.

Io abitavo con i miei genitori e mia sorella ad alcuni chilometri di distanza e questa "trasferta" rappresentava una straordinaria vacanza, ricca di avventure, sorprese e giochi meravigliosi.

Le cugine e i cugini erano quasi tutti più vecchi di noi due sorelle, e alcune ragazze erano già da marito e nel giro di un paio d'anni il rito degli zuccherini si ripetè alcune volte, con nostro grande divertimento.

A casa mia di zuccherini non si parlò se non al matrimonio di mia sorella e poi per il mio, ma le cose andarono diversamente, gli zuccherini furono fatti presso il fornaio, che dava a disposizione ambiente e materiale ma era tutt'altra cosa!

Lo zuccherino è come un anello, rappresenta fedeltà, e, come in tutte le culture, è simbolo della vita, una continuità rigenatrice e anche auspicio di prosperità e pace.
Da decenni l'usanza della bomboniera per gli invitati alle nozze e per parenti e amici, era stata abbandonata...poi da alcuni anni è diventata una scelta trendy, magari i "poveretti" si guardano bene dal ripristinare questa usanza, che si rifà a tempi passati difficili, ma presso gente sciccosa è un must!



9 commenti:

dede ha detto...

che bel racconto. forse è vero, ripescare queste tradizioni rivela un retrogusto snob, ricorda molto la storia dei tanti cibi poveri ricomparsi nei menu dei grandi chef, ma io sono dell'idea che tutto sommato, è un prezzo accettabile se la contropartita è buttar nel dimenticatoio tutto il nostro passato

ivana ha detto...

Grazie Dede..

Naturale che a me fa piacere ricordare, o meglio è fisiologico...è un riandare alla propria vita, alle origini soprattutto, per avere come dei paletti cui far riferimento!
Parecchie cose nel dimenticatoio ci starebbero bene...ma qualcosa, come un filo di Arianna si dovrebbe conservare, per non andare alla deriva.
Io mi sto rifugiando forse un po' troppo in questo mondo obsoleto...ma qualche scorribanda cercherò di affrontarla!!!

Anonimo ha detto...

Sai Ivana che sono detti zuccherini anche dolci della tradizione ebraica di Pesah, impasto di zucchero, uova farina e olio, cosparsi di zucchero semolato solo sulla parte superiore. Rotolino chiuso ad anello e poi leggermente appiattito con il matterello fino a farlo diventare di un diamentro di 4/5 cm. Sono curiosa di sapere che impasto usate voi e quali dimensioni hanno.
Sandra

ivana ha detto...

Grazie Sandra!

Sto per mettere la ricetta, molto semplice, che si richiama alla cimabella dura nostrana.
La ricetta è veramente quasi nelle stesse proporzioni degli Zuccherini di Pesach, ma con il lievito e al posto dell'olio il burro, senza l'uvetta.
La misura è diversa, sono proprio rotondi e di massimo 3 cm di diametro esterno.
Sono molto interessata alle ricette del genere...sto facendo una ricerca da molto di una sfogliata degli Ebrei, che quanto prima mi deciderò a comporre...forse te ne ho parlato!!
Grazie del commento..ciao

Anonimo ha detto...

Sì, me ne hai parlato, ma non sono di grande aiuto. Anzi Ivana, se trovassi notizie tu, ti sarei grata se me lo facessi sapere.
sandra

cleo ha detto...

Ciao Ivana,
ho un libro di cucina ebraica...domani guardo e ti dico...
Clelia

ivana ha detto...

Cara Clelia,
grazie dell'offerta, mi riferisco a una ricetta di un luogo particolare, forse avrà attinenza anche con altri cibi ebraici di altre zone...ve bene cercheremo insieme, appunto, queste affinità, se ci sono!
Mi dirai poi quale libro hai tu, che io non abbia!

Grazie di nuovo!

ivana

Anonimo ha detto...

cara nonna ivana
mi piacciono molto i tuoi racconti e piano piano sto cercando di leggerli tutti....hanno il buon sapore delle cose che non ci sono più...hanno memoria e storia.
stefanì

ivana ha detto...

Grazie Stefanì,
come vedi non voglio stupire, ma "convincere" con la mia cucina alla buona, tradizione e divertimento nell'eseguire le ricette, poi il corollario della mia memoria, senza pretese, come contorno!

Grazie tante! Ci sentiamo!